Il babywearing

Cos'è? Perché sceglierlo?

Col termine Babywearing si intende la pratica di portare addosso (letteralmente "indossare") i propri figli, legandoli con teli attorno al corpo. Essa ha origini antichissime, e ancora oggi è molto diffusa presso le comunità rurali dell'Africa, Asia, Oceania e Sud America.


Una scelta di questo tipo potrebbe apparire dunque retaggio di un mondo che non ci appartiene e in netto contrasto con i nostri ritmi e credenze occidentali: la famiglia è impostata diversamente e si richiede di non viziare il neonato, tenendolo in braccio o sempre con sé. In realtà basterebbe fermarsi a pensare al passaggio, traumatico, dalla vita intrauterina al mondo esterno. Dal caldo, all'interno della pancia della mamma, cullato dalle sue parole e dai suoi movimenti, il neonato viene di colpo proiettato nel mondo esterno.

Ecco che la rassicurazione del grembo materno viene meno, ora non è più un tutt'uno col corpo della mamma e ha bisogno di ritrovare quel contatto che tanto lo rassicurava. Il portare aiuta così mamma e bambino a rafforzare il legame di attaccamento (bonding) e a instaurare una relazione alla cui base ci sia la consapevolezza, da parte di chi porta, che si sta rispondendo ai bisogni primari del nuovo arrivato, che non lo si sta viziando, ma che sia, al contrario, perfettamente fisiologico che egli si senta rassicurato sul petto e tra le braccia di chi lo ama.

Sono, anche per questo motivo, indicatissime in caso di prematurità, proprio perché ricreano l'ambiente uterino troppo presto abbandonato (kangaroo therapy).